osteria red roaster

Adoro lavorare la sera al  Red Roaster, servo ai tavoli, aiuto in cucina, altre volte mi siedo su uno dei divani di pelle rosso scuro, usurata dai numerosi passaggi di mano, e leggo un libro. Alcune volte non leggo, mi diverto ad osservare gli avventori o mi unisco alle loro discussioni. Più  sanguigne sono,  più mi coinvolgono. Scelgo la bottiglia più adatta da portare al tavolo per liberare le emozioni, del Sangiovese che col suo movimento fa affiorare le passioni più celate, e poi, mi siedo accanto a loro. Non si può fumare al Red Roaster  ma, quando siamo in pochi, qualcuno si accende una pipa con cura e pian piano l’aroma dolce del tabacco si diffonde e si insinua nelle narici degli altri; quasi a voler esplorare territori nascosti.

Mi chiamo Matilde, nome della nonna, ma qui mi chiamano tutti Tilde.

Mi piace questo lavoro. Non sono mai sola.

Della cucina si occupa Marta, una donna solida, vedova da anni, ha occhi profondi dall’espressione bonaria che corrispondono ad un’animo sempre  disposto ad appianare i dissapori. E’ quello che ci vuole , perché la cucina del Red Roaster non è come quella di un grande ristorante, lo spazio qui è poco e si lavora gomito a gomito .

Marta non esce mai dalla cucina nemmeno se arriva Vittorio,

<< l’uomo per cui farebbe follie>> cito testualmente. A volte sono io ad andare in cucina  perché mi piace osservare i suoi movimenti, c’è garbo in tutto ciò che fa, c’è passione in ogni preparazione, c’è gelosia della propria esperienza che elargisce centellinandola proprio come fa con il calice di  Nebbiolo che ogni giorno si versa quando entra e che sorseggia durante tutta la sera mentre, indaffarata, si muove  tra le pentole in cottura. E’ come se l’aiutasse a pensare . Non ama molto chiacchierare ma è un’ascoltatrice attenta ,coglie anche l’umore della serata e si adegua nella conduzione della preparazione. Infatti ha ragione, non tutte le sere sono uguali , ve ne sono alcune particolarmente intime con un clima rilassante altre più sguaiate come se tutti volessero essere al centro dell’attenzione, male contemporaneo, con esibizioni di malcostume le più varie. Fortunatamente Marta coglie la necessità di allontanare questi individui il più rapidamente possibile e li incalza  con un susseguirsi di portate fino ad indurli ad un’uscita rapida per smaltire la cena.

Con Marta lavorano  Peter e Mark , due giovani apprendisti cuochi, provenienti da Monaco di Baviera che da qualche anno si sono stabiliti in Italia e , dopo aver lavorato come imbianchini, magazzinieri, bagnini ed altro hanno conosciuto Marta  e sono stati reclutati in cucina . Mark e Peter parlano ormai da anni la nostra lingua ed ora riescono anche a coglierne le sfumature ironiche  o dialettali , infatti Marta li ha promossi e li manda a fare rifornimento dai contadini della zona senza paura che li possano imbrogliare.

<<Sono ragazzi svegli, fanno bene il loro lavoro e sono in grado di sostituirmi in qualsiasi momento, sono contenta di averli incontrati e di aver dato loro l’opportunità di esprimersi >> mi disse una notte mentre chiudevamo il locale, da allora non ha più affrontato l’argomento né con me né con loro.  Personalmente di quei ragazzi  amo la semplicità , la curiosità. Sono anche due ragazzi  di bell’aspetto che attirano le attenzioni di molte fanciulle del paese  e le contraccambiano con discrezione. A volte penso che si fermeranno con noi a lungo, forse per sempre perché è come se fossero stati qui da sempre.

A Peter piace l’opera lirica e talvolta , mentre lavora canta qualche aria famosa e , per farsi coraggio con il pubblico impietoso, sorseggia del Pinot grigio con parsimonia. 

Mark  adora  giocare a bocce coi vecchi del paese e con loro si siede a bere un buon bicchiere di Chianti senza mai esagerare e poi accompagna  affettuosamente alcuni di loro che sono stati meno misurati. E’ così che impara  tutti i segreti che il vino svela.

In sala ed al bar la conduzione è affidata a Laura che accoglie gli ospiti con grande maestria. E’ una donna di grande presenza, non passa inosservata sia per l’originalità  e l’eleganza del vestire sia per la corporatura che si impone senza ingombrare. Coglie spesso in poche occhiate la situazione e ne approfitta per volgerla al dialogo, riesce a farsi raccontare di tutto senza mai dare a vedere cosa in realtà pensi. Ci siamo conosciute tanto tempo fa quando facevamo lavori differenti e vivevamo in un altro luogo, poi , la vita ci ha separato per un po’ e ci ha regalato altre esperienze a volte piacevoli altre meno ma nel cuore ci  portavamo un vecchio progetto, fare le signore di campagna. Quando ci siamo ritrovate abbiamo scoperto che  la vita non ha però voluto che fossimo delle signore ma delle locandiere attempate . Abbiamo discusso fino allo sfinimento su quale fosse il luogo migliore dove vivere ma nessuna delle due avrebbe barattato le proprie esigenze di natura l’una e di città l’altra. Ancora una volta il caso ci indicò la soluzione e restaurammo così una vecchia stazione di posta  che si trova sulle colline intorno al Lago Trasimeno, non lontane da Perugia. Quando ci capitammo, sbagliando strada, rimanemmo qualche minuto assorte nei nostri pensieri  con ben chiaro in mente  di non cedere alle richieste assurde dell’altra, io feci un giro esplorativo  in compagnia del mio anziano cane, ma lei rimase seduta in macchina con aria scettica a studiare la cartina  per ritrovare la strada. C’erano il campo da bocce, un pergolato di uva americana sotto al quale avevano lasciato un lungo tavolo in pietra, una panchina di legno un po’ malconcia nei pressi di un bel faggio dal tronco  liscio e scuro, il panorama del lago e, a pochi kilometri ,una città universitaria piena di giovani. Risalii in macchina e Laura disse:

<<Andiamo a cercare chi vende questo posto e non dirmi che hai sbagliato strada perché non ci credo>> . Tornammo al pomeriggio , giocammo a bocce con il gestore della vecchia stazione di posta che ci raccontò la storia di quel locale, ci sedemmo sotto il pergolato a suggellare la vendita alla vecchia maniera  con  un bicchiere di Chianti e un salame affettato sul tavolone di pietra pulito alla bell’e meglio. Appoggiato all’ingresso qualcuno aveva dimenticato una vecchia insegna di ferro con la sagoma di un gallo che una volta era rosso smaltato.

 

osteria red roasterultima modifica: 2009-11-15T19:19:00+00:00da mizarekyra
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